Caldo e lavoro estate 2026: ordinanze, Worklimate e cassa integrazione. Cosa deve fare l’azienda

Con l’arrivo del grande caldo torna, puntuale, l’emergenza temperature negli ambienti di lavoro. Per l’estate 2026 il quadro è più strutturato che mai: ordinanze regionali, una piattaforma di riferimento per il rischio termico e nuovi strumenti di tutela economica. Ecco cosa deve sapere chi gestisce un’impresa con lavoratori esposti.

Le ordinanze regionali: stop nelle ore più calde

Numerose Regioni hanno emanato ordinanze che vietano il lavoro all’aperto, di norma tra le 12:30 e le 16:00, nei settori più esposti: agricoltura, edilizia, cave, logistica di piazzale e, nelle versioni più recenti, anche i rider. Attenzione: il divieto non è automatico. Scatta solo nelle giornate e nelle aree in cui la piattaforma Worklimate (sviluppata da INAIL e CNR) segnala un livello di rischio “Alto”.

Le finestre temporali variano da Regione a Regione: l’Emilia-Romagna ha previsto il periodo dal 3 giugno al 15 settembre 2026, la Lombardia dal 10 giugno al 23 settembre, mentre la Campania, con l’ordinanza n. 1 del 17 giugno 2026, vieta il lavoro all’aperto dal 21 giugno al 31 agosto. È fondamentale consultare e tracciare ogni giorno la mappa di rischio: la mancata sospensione in una giornata ad alto rischio costituisce un illecito amministrativo autonomo.

La cassa integrazione per il caldo

Nel Consiglio dei Ministri del 22 giugno 2026 è stato approvato un decreto che reintroduce le misure di integrazione salariale per le ondate di calore eccezionali. Sul piano operativo, il riferimento resta il messaggio INPS n. 2130/2025: la CIGO può essere richiesta quando le temperature, anche solo percepite, superano i 35 °C. Le domande si presentano dal portale INPS con due causali distinte: “evento meteo” per temperature elevate (sospensione decisa dall’azienda su valutazione dell’RSPP) e “sospensione per ordine di pubblica autorità” quando esiste un’ordinanza.

Cosa fare in azienda: gli obblighi restano

Le ordinanze non sostituiscono gli obblighi del D.Lgs. 81/2008. Resta fermo l’obbligo di valutare il rischio da microclima severo nel DVR (e nel POS per i cantieri) e di adottare misure concrete:

  • Riorganizzare gli orari, anticipando le lavorazioni più gravose alle prime ore del mattino.
  • Garantire pause frequenti in aree ombreggiate o climatizzate e idratazione costante.
  • Predisporre un piano di acclimatazione scritto per neoassunti e rientri prolungati.
  • Formare il personale e prestare attenzione ai soggetti più fragili.

Dal 22 giugno il Ministero della Salute, in collaborazione con l’INAIL, ha riattivato il numero di pubblica utilità 1500 “Proteggiamoci dal caldo”, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.

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